25 NOVEMBRE: GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE.

violenza donne 2

(Immagine presa dal web)

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, voglio riproporre un mio vecchio scritto, pubblicato qualche mese fa nel blog:

https://cippes.wordpress.com/2014/05/12/rabbia/

Inoltre vorrei aggiungere un piccolo racconto.

ROSSO SCARLATTO:

rosso scarlatto 2

(Immagine presa dal web)

Mi innamorai di Mario non appena lo conobbi. Studiavamo insieme, io ero arrivata a Milano quell’estate per sostenere l’esame di ammissione alla facoltà di medicina. Lo conobbi quella mattina, quando mi recai all’Università per sostenere il test. Il caso volle che sedemmo l’uno accanto all’altro. Ricordo il suo sorriso accattivante, la sua calma e sicurezza nell’affrontare l’esame, mentre io avevo passato un’estate di notti insonni sui libri, ed ora ero là agitatissima e spaventata di non farcela. Lui se ne accorse e riuscì magicamente a mettermi a mio agio, distraendomi con battute divertenti, finchè la tensione si spense. Dopo l’esame mi invitò per un caffè al bar, che accettai molto volentieri. Lui era proprio di Milano, mentre io venivo da un paesino della Basilicata e non conoscevo nessuno. Così è iniziata tra me e Mario: con un test di ammissione, un caffè e tante serate a seguire. Era perfetto: gentile, accorto, simpatico, dolce, premuroso, affascinante. Ci mettemmo insieme quasi subito; conobbi la sua famiglia, i suoi amici…tutti erano così gentili con me! Mario aveva qualche anno più di me, e questo mi faceva sentire la sua “piccolina”. Adoravo passare le mie giornate con lui. Passeggiavamo per il centro di Milano, mi faceva scoprire ogni volta dei piccoli angoli nascosti che solo lui conosceva…studiavamo insieme…eravamo quasi inseparabili. Ed il sesso con lui era fantastico. Non che avessi avuto chissà quali esperienze prima, ma lui mi guidava e tirava fuori la passione che era in me. Per un anno fummo la coppia più felice del mondo, o almeno così credevo. Poi lui rimase indietro con gli esami, cominciò a lavorare in un night di un suo amico facendo tardi tutte le sere. Cominciammo a vederci sempre meno. Io ero preoccupata per lui, glielo dissi ma lui reagì in modo violento urlandomi contro, che ero una rompiscatole, una bambina viziata e di lasciarlo stare. Fu la nostra prima vera litigata. Non lo avevo mai visto così, mai era stato aggressivo nei miei confronti. Ero sconcertata. Passai due settimane d’inferno in cui Mario non si fece sentire nè vedere. Non dormivo più la notte, ero sempre in ansia…non capivo. Poi una mattina me lo ritrovai sotto casa, con un mazzo enorme di rose rosse. Non appena mi vide scoppiò in lacrime, chiedendomi di perdonarlo. Ci abbracciammo e rimanemmo stretti l’uno all’altro per il resto della giornata. Il mese successivo andammo a convivere. Passò un altro anno: Mario sembrava essere tornato il ragazzo di cui mi ero innamorata quel lontano giorno di settembre. Poi una sera di gennaio tutto cambiò. Quella sera avevamo invitato i nostri amici a cena; Mario era uscito per comprare il pane che avevo dimenticato. Dopo un’ora non era ancora rientrato. Preoccupata lo avevo cercato sul cellulare, ma era spento. Dopo due ore ancora niente. Fui costretta ad annullare la serata con gli amici, inventando una scusa. Per tutta la notte lo chiamai:” Tim il cliente…” Ero fuori di me, non sapevo cosa fare. Poi verso le cinque di mattina sentii la chiave girare nella serratura. Era lui. Ubriaco fradicio. Gli chiesi dove fosse stato. Mi rispose:” Vaffanculo” e se ne andò in camera. Lo trovai svenuto nel letto. Piansi accovacciata vicino a lui. Il giorno seguente provai a chiedergli delle spiegazioni. Mi insultò, e per la prima volta mi diede uno schiaffo. Mi prese in piena faccia, sull’occhio destro. Barcollai, lo guardai senza riconoscerlo, feci per scappare ma mi afferrò per un polso. “Perdonami, perdonami, o mio Dio cosa ti ho fatto…scusami amore mio…non volevo, cosa ho che non va….io ti amo, perdonami, mi sento un verme”. Mi sussurrò nelle orecchie. Che dovevo fare? Avevo paura, ma allo stesso tempo non potevo abbandonarlo, sentivo la sua disperazione…e poi le sue parole erano sincere. Rimasi accanto a lui quella notte. La mattina seguente mi risvegliai con un occhio nero. Mi guardai allo specchio, come avrei fatto a nasconderlo? Passò una settimana, Mario sembrava tornato alla normalità, ma io dopo quello schiaffo non ero più la stessa, non riuscivo ad essere tranquilla sebbene l’avessi perdonato. L’incubo in cui caddi si materializzò da lì a qualche giorno. Mario iniziò a tornare a casa tutte le sere ubriaco, ad alzare la voce con me, fino a che cominciò ad usarmi violenza. La prima volta, solo perchè mi rifiutai di fare sesso con lui, mi colpì violentemente e ripetutamente con pugni, sulle costole, sulla pancia. Nei giorni seguenti, trovò un sms di un mio amico sul cellulare, e mi fece una scenata di gelosia urlandomi contro le peggiori parole che mai avrei immaginato potessi sentire rivolte a me. Mi diede della puttana succhiacazzi  a tradimento, mi disse di fargli schifo, che ero solo una schifosa cagna che doveva essere messa in riga, e che se volevo il cazzo lui era pronto a darmelo…mentre io piangevo e lo imploravo di smettere lui se lo tirò fuori e mi ordinò di succhiarglielo, perchè ero brava solo a far quello, a prendere cazzi in bocca. Me lo spinse a forza fino in gola, stavo per soffocare, calde lacrime mi rigavano il volto, un conato di vomito lo costrinse sa togliere il suo pene dal mia bocca. ” Non servi proprio a niente” mi disse e chiuse la porta alle sue spalle, lasciandomi là sola, piena di paura, sotto shock e disperata. Tornò un’ora dopo. Di nuovo mi chiese scusa, mi implorò di perdonarlo; di nuovo disse di amarmi. Ancora una volta lo perdonai. Purtroppo però, la mia vita non fu più come prima. Da allora per i seguenti sei mesi fui vittima della sua furia e violenza, della sua gelosia ed aggressività. Venivo picchiata per un non nulla: calci, pugni…venivo trascinata per i capelli per casa. Ero terrorizzata, non credevo che tutto questo stesse accadendo a me. La mia famiglia, i miei amici erano preoccupati per me, Mario mi aveva allontanato da tutti loro. Quando un giorno, finalmente decisi di raccontare tutto alla mia migliore amica, lei mi disse di fare subito la valigia ed andarmene al più presto da quella casa. Lei avrebbe preso il primo treno per Milano e mi avrebbe portata per sempre via da là. Quella sera aspettai che Mario uscisse, presi la valigia ed iniziai ad infilarvi le mie cose. Non lo sentii rientrare. Sentii solo un calcio ben assestato sulle ginocchia che mi fece cadere in terra. Non riuscii a rialzarmi che un altro calcio mi colpì sulle costole. “Dove cazzo credevi di andare, eh puttana? Volevi lasciarmi non è vero?” E mi afferrò per i capelli sbattendomi il viso con violenza contro lo specchio dell’armadio. Un rumore di vetri rotti, il sapore dolce del sangue che colava dalle mie labbra, lo stordimento, la paura:mai lo avevo visto così. Fu allora che credetti di morire. Ero sicura che mi avrebbe ucciso. Cercai di urlare, ma mi trascinò per tutta casa, urlandomi in faccia che non lo avrei mai lasciato, che ero solo sua. Continuò a prendermi a calci, come se fossi un sacco sella spazzatura…non sentivo più il dolore…probabilmente mi aveva anche fratturato qualche costola…ma ormai stavo perdendo i sensi…quando smise. Mi lasciò sola nel corridoio. Cercai di respirare e riprendere fiato, mentre il sangue continuava a colarmi dal volto, e cercai di muovermi, ma un dolore lancinante alle costole mi lasciò senza fiato. Stavo per svenire, non potevo permettermelo….sarebbe tornato a breve…e non mi avrebbe lasciato viva. Dovevo farmi forza, coraggio e cercare di scappare nonostante il dolore che provavo. Strisciai verso la porta di casa, ero quasi arrivata a toccarla quando sentii afferrarmi per le caviglie. Mi voltò, e vidi con orrore che teneva un coltello da cucina in mano. Mi guardò con uno sguardo folle. Senza dire una parola vidi la sua mano stringere il coltello alzarsi sopra di me. Capii che avrebbe sferrato un colpo, poi un altro ed un altro ancora. Con tutte le forze cercai di divincolarmi dalla sua presa sferrando calci…..feci un respiro profondo e con tutto il fiato che avevo in gola cominciai ad urlare. Non si era aspettato questa reazione da me. Per un attimo fu spiazzato, riuscendo tuttavia a bloccarmi di nuovo…e fu allora che sentii la mia carne lacerarsi…misi istintivamente la mia mano sulla ferita, sul mio fianco…e vidi che era rossa, sporca di un rosso scarlatto…sporca del mio sangue…mentre alzai su di lui il mio sguardo implorandolo con gli occhi di smettere…perché mi stava facendo tutto questo? in un attimo rivissi tutta la mia storia con Mario…e non riuscivo a capacitarmi di quello che stava succedendo. Perché a me? Perché non me ne sono andata quando mi aveva colpita per la prima volta? Perché? Perché? Perché? L’ultima cosa che ricordo fu il suono delle sirene che squarciarono il silenzio di quella notte diventata un incubo. Qualcuno aveva udito le mie urla…e queste mi salvarono la vita. Rimasi diversi mesi in ospedale. Mario fu arrestato per tentato omicidio. Io abbandonai l’università e tornai al mio paese. Ogni volta che mi spoglio, la vedo è là sul mio fianco, quella brutta cicatrice che rimarrà a vita scolpita sul mio corpo, a ricordarmi la mia storia, a ricordarmi un periodo della mia vita iniziato felicemente e trasformatosi presto in un incubo. Per molto tempo non ero più riuscita a frequentare, farmi toccare e guardare da un uomo. Mi ci sono voluti anni e tutto l’affetto dei miei cari perchè io oggi possa raccontare quello che mi accadde negli anni che avrebbero dovuto essere gli anni migliori della mia vita, dove la spensieratezza e la freschezza di una giovane ragazza del sud si scontrarono con un ragazzo che diceva di amarla anche quando la umiliava, la picchiava e la insultava. L’amore, sì l’amore, perché per Mario il suo era amore; ma l’amore, quello vero, è tutta un’altra cosa. (Dedicato a tutte le donne e a tutti gli uomini).

Lunacontrolaviolenzasulledonne.

violenza donne

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LA FESTA

festa

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Mi ricordo una festa io Pischello tante belle ragazze. 2 chitarre.. dai suonate suonate. Io e un mio amico prendiamo le chitarre e facciamo territorial pissing dei nirvana canzone ultra punk le ragazze folgorate e mi ricordo la sensazione da re che ho avuto tutta sera! 

Queste parole, pronunciate da un blogger amico, mi hanno ispirata per un piccolo racconto che voglio condividere con tutti voi. Buona lettura!

Era una fredda serata di novembre; il cielo era stranamente limpido e un’ aria frizzantina sferzava i nostri volti. Io e il mio amico Leo correvamo per le strade della periferia milanese sfrecciando tra le macchine con la vespa tutta scassata di Leo. Avevamo con noi i nostri strumenti musicali, una telecaster e una les paul e il piccolo amplificatore. Ci stavamo recando ad una festa, a casa della nostra compagna di classe Caterina. La Cate era la più gettonata della scuola, ogni ragazzo del Carducci aspirava ad uno suo sguardo
o meglio ancora, se eri fortunato, ad un suo sorriso. Pochi erano riusciti ad uscire con lei almeno una volta. Così quando aveva invitato anche me e Leo alla sua festa, avevamo iniziato a saltare come due bambini a cui i genitori avevano promesso una giornata alle giostre! Così, quella sera ci eravamo preparati a casa mia: Leo aveva indossato un paio di jeans una camicia e un maglioncino rubato al fratello maggiore, io jeans la mia maglietta preferita, quella di Superman, un paio di adidas vissute e una felpa blu col cappuccio. Due spruzzi della colonia di mio padre e via, verso casa della Cate, pronti a divertirci e con la speranza di riuscire a rimorchiare qualche bella ragazza o amica della nostra compagna. Avere 17 anni è avere gli ormoni al loro massimo. Dopo aver sfrecciato  tra il traffico milanese finalmente arrivammo a destinazione. Leo fermò la sua vespa bianca davanti al cancello di una villetta a schiera con il giardino ben curato. Suonammo, emozionati per essere là. Ci aprì la festeggiata. Com’era bella, stretta in un vestitino  azzurro ad esaltarle il color olivastro della sua carnagione. Non era cortissimo, finiva appena sopra al ginocchio. Aveva però, un profondo scollo a v a metterle in mostra il suo bel seno sodo. Indossava una collana di perle e aveva ai piedi delle decolté blu elettrico vernice con un tacco altissimo. Ci accolse gentilmente, sorridendoci. Entrammo in una sala enorme, piena di ragazzi e ragazze, queste ultime tutte bellissime. La luce era soffusa, c’era una musica in sottofondo. Per lo più gli ospiti erano divisi in piccoli gruppetti che parlottavano tra di loro. Su un tavolo spiccava un buffet pieno di qualsiasi leccornia, e tanta birra! Io e Leo con le nostre chitarre in spalla, salutammo gli altri compagni e ci avviammo al buffet. Iniziammo a bere birra, un bicchiere dopo l’altro. La festa era un vero mortorio. La Cate non ci si filava, era intenta a civettare con dei ragazzi più grandi, probabilmente degli universitari. Io e Leo eravamo annoiati, speravamo di poter suonare qualcosa…ma nessuno sembrava interessato a noi e ai nostri strumenti. Così facemmo scorta di birra e ci ricavammo un angoletto tranquillo nel grande salone, tirammo fuori le chitarre dalle custodie, le collegammo all’amplificatore e a basso volume iniziammo a suonarle. La cosa iniziò ad attirare delle persone intorno a noi, poi non so come ma io e Leo, ormai disinibiti grazie alle decine di birre tracannate, ci ritrovammo ad esibirci in un piccolo concerto. Euforici cominciammo a darci dentro e iniziammo a fare vari pezzi grunge. Ed ecco che ad un certo punto, tutte le bellissime ragazze erano intorno a noi, urlanti  e brille che ci incitavano a continuare. Così sulle note di territorial pissing, dei mitici Nirvana, Leo ed io demmo una svolta alla festa! Ricordo di non essermi mai sentito così….per tutta la serata provai la sensazione di essere un re. Notai anche la Cate, là a guardarci ed incitarci…cominciarono tutti a ballare, pogare e a saltare al ritmo della nostra musica.

La mattina dopo aprii gli occhi in un letto che non era il mio. Ero nudo e mi ritrovai la Cate che mi fissava. ” Tra di noi non è successo niente, capito?” mi disse gelida e mi lanciò i vestiti.

Tornai a casa a piedi,  ancora frastornato, un po’ ubriaco e…possibile che mi ero fatto la Cate e non me lo ricordavo? Beh, qualsiasi cosa fosse successa quella sera, che me la sarei o no ricordata , di sicuro rimase negli anni impressa in me la grandiosa sensazione di essermi sentito RE per una notte.

Luna.

VIAGGIO IN TRENO

treno

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“Ti do uno spunto x un racconto. Ma è una cosa reale ero sul treno oggi e davanti a me si è seduta una cinesina…

Di faccia non fa impazzire ma era vestita che mi stuzzicava aveva i sandali unghie con smalto colorato maglietta semplice seno piccolo ma le forme c’erano, gambe accavallate e ascoltava la musica e ci siamo fissati x un pò poi fineeeeeee lei è scesa a Savona e io me ne sono andato ad Alassio. Continua tu se hai voglia tempo! Vediamo che fine mi faresti fareee!” Da queste parole nasce il mio racconto DEDICATO…a te! Buona lettura! 😉

Una mattina d’agosto, Michele decide di fare una gita fuori porta e lasciare il grigiore di Milano alla ricerca di un po’ di sole e di un po’ di estate, quell’estate  che sembra non voler arrivare, quell’estate così calda che nonostante non ti lasciasse respirare lo rendeva comunque felice….a lui l’estate, quella vera, piace.  Arriva alla stazione centrale e cerca il suo treno sul tabellone posto nell’ingresso. Binario 15. Si incammina lento e ancora un po’ assonnato, il suo nuovo libro nella grande borsa a tracolla e le cuffiette nelle orecchie. Non sa stare senza leggere e senza musica Michele. Nelle orecchie i Nirvana, smells like teen spirit…arriva al binario il treno è già là…cammina lungo la banchina…scorrono i vagoni al suo fianco. Non se ne cura Michele, continua per la sua strada, dritto. Pensa:” Che tempo di merda!Speriamo di trovare un po’ di sole ad Alassio.” E intanto muove le labbra canticchiando uno dei suoi gruppi preferiti. Ha camminato abbastanza è quasi giunto alla coda del treno..forse è meglio fermarsi e salire. Carrozza 15. “Binario 15 carrozza 15…un caso forse?” pensa Michele mentre sale i gradini del vagone. Si guarda attorno, nonostante la brutta giornata il treno sembra pieno. Si fa spazio lungo il corridoio, si affaccia ad ogni scompartimento in cerca e nella speranza di un posto libero. “Cazzo! Ma che sfiga!! Tutta Milano ha deciso di partire oggi??” Poi come un’oasi nel deserto eccolo là…un posto libero. Michele sorride entra nello scompartimento e si siede. Mentre è assorto nei suoi pensieri, distrattamente osserva i suoi compagni di viaggio. Lo sguardo fuori dal finestrino e il treno che lentamente lascia Milano. Michele non si accorge subito della ragazza che è seduta di fronte a lui finché essa non lo urta col piede. Sono dannatamente stretti questi scompartimenti; un minimo movimento e rischi di urtare chi ti sta di fronte. Solo allora la osserva attentamente quando sente il suono della sua voce che si scusa per averlo urtato. Michele le sorride, e le fa un cenno col capo come a dire:”’Fa niente”. Lei continua ad osservarlo sorridendo a sua volta. Lui non sa perché ma non riesce a distogliere lo sguardo. La osserva attentamente, mentre nelle cuffiette “About a girl”. E’ una ragazza cinese, gli occhi a mandorla, un viso come tanti. Non è particolarmente bella di volto, anche se ha un sorriso dolce ed allo stesso tempo malizioso; scende con lo sguardo Michele; la ragazza indossa una t-shirt verde con una stampa a fiori, il seno si intravede appena anche se Michele ne intuisce bene la forma…gli piace quello che vede… indossa  degli shorts di jeans, quest’anno vanno molto di moda, ha le gambe affusolate, perfette , accavallate in un modo accattivante. Ai piedi porta dei sandali, senza tacco ed ha i piedi curati, sulle unghie un bello smalto blu elettrico. Ha un piede rivolto verso il basso, che ogni tanto muove avanti ed indietro…a ritmo di musica forse…perché anche lei come Michele ha le cuffiette nelle orecchie, anche lei sta ascoltando della musica. Si fissano negli occhi..”Oddio cazzo mi prende? Perché non riesco a distogliere i miei occhi da questa sconosciuta? Quanto vorrei attaccar bottone…ma cosa mi invento? E poi se mi prende per scemo o peggio ancora per un maniaco sessuale? No, no Michele cerca di stare calmo e di non fare il cretino…magari anche lei come te scende ad Alassio ed allora…puoi tentare un approccio” Mentre questi pensieri gli frullano per la mente, il treno rallenta, sta entrando in stazione. “Si avvisano i gentili passeggeri che il treno sta per entrare nella stazione di Savona” annuncia la solita voce uguale su tutti i treni! La ragazza si alza “Cazzo no….non mi dire che scende qua! Ma che sfiga!” , il treno fa una brusca frenata e lei cade su Michele. Lui tenta di afferrarla, sente la mano di lei prendere la sua…un vortice di sensazioni incontrollabili ed indefinibili avvolge Michele al contatto con quella sconosciuta..poi dopo le scuse prende il suo zainetto saluta con educazione tutti gli occupanti dello scompartimento e se ne va. Michele è ancora là, a fissare il vuoto, cercando di tornare lucido. Un colpo su una spalla di un nuovo passeggero fa tornare Michele alla realtà. Di fronte ha ora un signore di mezza età, un po’ sovrappeso, rosso in volto e sudato. Sembra affaticato. “Dalla padella alla brace…peggio di così non poteva andare” pensa Michele mentre osserva l’uomo. Poi d’improvviso sente qualcosa nella sua mano…la apre e trova un bigliettino. “ Ho notato come mi guardavi, ho aspettato che facessi il primo passo, ho sperato scendessi anche tu a Savona, ma quando ho capito che non saresti sceso ho scritto su questo foglio il mio numero di cellulare. Chiamami.  Su Lin.” Michele non credeva a quello che i suoi occhi stavano fissando! Aveva il suo numero di telefono! Doveva averglielo scritto quando lui si era perso nei suoi occhi…non si era accorto di nulla! Euforico rise da solo, attirando la curiosità degli altri passeggeri. Continua a ridere, la voce annuncia la sua stazione; si alza, saluta e con Lithium nelle orecchie a gasarlo ancora di più scende dal treno. Alassio. Una pioggia torrenziale accoglie Michele. “Merda, merda, merda!” impreca mentre cerca di mettersi a riparo dentro la stazione. I bollenti spiriti di Michele si spengono definitivamente con quell’annaffiata di pioggia inaspettata. Chissà cosa succederà a Michele e alla sconosciuta, se un giorno si rivedranno, magari ancora per caso su quel treno preso una mattina d’estate, che estate non sembra.

Luna.

 

 

 

IL GIOCO (5° PUNTATA)

…..e vide il viso sorridente di Akihiko davanti a lei. La fissava quasi divertito.” E’ tornato, è tornato da me” si disse Sandra fra sé e sé…” Forse allora è vero che nulla succede per caso.” Sorrise al bambino e gli tese la mano. Non voleva perderlo di nuovo. Avrebbe chiesto a lui cosa fossero i sakura. Akihiko le prese la mano e continuò a sorriderle. Lei lo guardò con commozione; di nuovo non si sentiva più sola. Lo sconforto e la paura che pochi attimi prima l’avevano assalita erano spariti alla vista di quello che per lei era un volto famigliare. “Akihiko, che bello rivederti. Quando non ti ho visto più mi sono spaventata a morte, pensavo mi avessi abbandonata! Ma ora per fortuna sei di nuovo qua. Non ho più la mia borsa né la mia valigia. Sono stata derubata di tutto. Poi ho trovato questa lettera per me. Capisci quello che ti sto dicendo?” Il bambino fece cenno di sì col capo. Rassicurata dal fatto che la capisse, Sandra gli spiegò il contenuto della lettera. ” Questo per nostro Paese è il periodo dell’hanami. Vieni , andiamo ti mostrerò i sakura.” E la condusse ai giardini in fondo alla strada. Non appena varcarono la soglia del grande cancello lo spettacolo che si presentò davanti i loro occhi lasciò Sandra senza fiato e parole. Un’esplosione di colore inondava il parco. Davanti a loro un lungo viale ai lati del quale si ergevano magnifici alberi fioriti. Akihiko ne indicò uno a Sandra e le disse:” Ecco, gli alberi da ciliegio sono i sakura.” Sandra era come in trance alla vista di uno spettacolo simile. era rimasta immobile ad ammirare la grazia e la bellezza di quegli alberi, dei loro rami pieni di fiori color rosa, estasiata ed inebriata dal loro odore. Mai aveva assistito ad uno spettacolo così. poi sotto un sakura vide il cavalletto con sopra il suo nome e improvvisamente tornò alla realtà. Si avvicinò a piccoli passi verso il cavalletto. Akihiko la seguiva incuriosito. Un cavalletto, una tela, dei colori ad olio, dei pennelli ed una tavolozza. E la solita lettera. Questa volta non esitò neanche un attimo e la aprì subito.

Sandra,

se sei arrivata a leggere questa lettera vuol dire che hai ritrovato Akihiko e stai godendo della bellezza dei sakura. So che nonostante tu ami disegnare non sei brava nel farlo; per questo saranno le tue emozioni a guidare la tua mano sulla tela. Ricorda hai solo una possibilità: dal successo di questa dipenderà il seguito del tuo viaggio. Dovrai capire fin dove sei disposta a spingerti per ottenere ciò che ti servirà per proseguire. Una volta terminata la tela dovrai recarti ad Hokkaido. Ma avrai bisogno di soldi. Se il tuo disegno sarà bellissimo riuscirai a venderlo e a comprarti il biglietto per continuare il viaggio; altrimenti dovrai trovare un altro modo per raggiungere l’isola. Hai due giorni di tempo. Nel frattempo potrai stare a casa di Akihiko. 

Buona fortuna Sandra, non deludermi.”

Luna.

IL GIOCO (4° puntata)

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Nell’illusione di vivere un  incubo nel suo letto caldo, si sorprese di quanto le sue lacrime fossero…vere

Disperazione, paura, sentì dentro di sè di non farcela, stavolta no. Tornata per un momento lucida,  decise di raccogliere quella maledetta lettera, che forse l’avrebbe tirata fuori da quell’incubo.

“Sandra,

non disperare…nulla succede per caso. Ti ho semplicemente “spogliata” di ciò che eri, delle tue vecchie cose che non t’apparterranno più. Voglio che tu rinasca di nuovo, voglio che tu comprenda il vero piacere di vivere…e te lo dimostrerò. Quando finirai di leggere, conserva la lettera e comincia a camminare, sempre dritto, fino a raggiungere i giardini in fondo alla strada. Vorrei che ti fermassi a godere dei sakura e mi piacerebbe che ne vedessi i dettagli, ne respirassi l’odore, che li disegnassi su tela…troverai un cavalletto con attaccato il tuo nome e tutto ciò che ti servirà per riprodurre cotanta bellezza…sono sicuro che ne rimarrai estasiata. Questo è il viaggio, il vero viaggio…la tua vita.

Esprimiti Sandra…tira fuori ciò che non riesci ancora a sentire.

A presto”

“ma…cosa sono i…SAKURA!!!!!!!!!”

Il primo pensiero che le venne in mente dopo aver riposto la lettera nella tasca dei jeans. Alzò gli occhi e…

Eva

IL GIOCO (3° puntata)….

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Il bambino le tese una mano piccola e bianca e le sorrise. Sandra ricambiò e prese quella manina esile tra la sua e si lasciò condurre per le strade affollate di Tokyo. Non sapeva dove la stesse conducendo, dove l’avrebbe portata, ma poco le importava…stranamente si sentiva tranquilla con quel bambino. Le strade della città erano frenetiche, il sole stava tramontando e le mille luci della metropoli iniziavano lentamente a sfavillare.

Ad un tratto il piccolo si fermò. Si volse verso di lei, di nuovo sorrise e le disse:” Mio nome è Akihiko”, poi lasciò la sua mano e scappò via disperdendosi tra la folla. Sandra per un attimo rimase immobile e paralizzate per lo stupore, ma quando realizzò di trovarsi da sola in mezzo ad una folla di sconosciuti ed in un paese molto lontano dal suo, iniziò a tremare e a sudare freddo. “Mantieni la calma, mantieni la calma, non adesso!” continuava a ripetersi. Poi improvvisamente qualcuno la urtò facendola cadere in terra. Rimase qualche attimo frastornata sull’asfalto caldo e rovente, poi cercò di rialzarsi e si accorse di non avere più con se né la sua borsa né la sua valigia…tutto era sparito nel nulla: prima Akihiko, ora le sue cose. Sentì il panico invaderle il corpo, nella sua borsa c’era il suo passaporto, il suo cellulare, il suo portafoglio con tutti i soldi e le carte. “E ora?” riuscì a pensare…ma la mente le si offuscò per la disperazione. Strinse forte i pugni e abbassò la testa cercando di trattenere le lacrime e di strozzare un grido di rabbia che sentiva salire dalla gola . Fu allora che vide davanti ai suoi piedi un’altra busta con sopra il suo nome. Tremante di paura si chinò a raccoglierla.

Luna.

IL GIOCO (2° puntata)…

https://cippes.files.wordpress.com/2014/05/sandra.jpg(immagine presa dal web)

 

Sandra tenne in mano la lettera per qualche minuto, la guardò in controluce, l’annusò ma nulla…niente che la portasse a qualche indizio conosciuto.

Intrigante, decisamente la cosa più intrigante che le fosse capitata in tutta la sua vita. Una proposta così, arrivata dal nulla, nel bel mezzo di un periodo faticoso, fermo in ogni campo, insofferente e noioso.

Il suo carattere, sempre molto cauto, in un altro momento non le avrebbe mai permesso d’accettare un “invito” senza conoscerne il mittente e tutto il resto, ma ora aveva bisogno di dire “SI ACCETTO”, il suo essere passivo cozzava con ciò che gli stava capitando, ma in fondo si può rischiare una volta nella vita.

Per cui seguì le istruzioni dello sconosciuto ed il tal giorno del tal mese, dopo l’ok delle ferie ed inventato una balla ai suoi…partì per il Giappone.

“arrivata…ed ora che si fa? Porca miseria lo sapevo che non dovevo fidarmiiiiiiiii…mamma mia sono sola, completamente sola e non parlo una parola di JAPPO!!!!!!Ok è stato bello finchè è durato…torno indietro SUBITO!!!! ”

Mentre la testa le frullava con tutti quei pensieri distruttivi, ecco un bambino che la prende per mano “SANDLA? PLEGO VENILE CON ME!” E lei guardando quel meraviglioso viso felice e gentile cancellò immediatamente quei pensieri dalla sua testa…

“chi manda un bambino così bello a prendermi…dev’essere per forza una dolcissima persona”…

E.

IL GIOCO (PICCOLO PRESENTE PER EVA)

Immagine (immagine presa dal web)

Cari lettori, visto che in questo periodo mi sento un po’ birichina, voglio fare un piccolo esperimento. Inizierò un racconto e lascerò  che Eva lo continui, senza leggerlo prima. Poi starà a me continuare su quello che scriverà Eva… e via di seguito… fino a creare un racconto a 4 mani! JVediamo cosa ne uscirà fuori. Per ora buon inizio a tutti e buon proseguimento di lettura.

Sola. Finalmente sola nel suo piccolo appartamento nel cuore di Belino, Sandra si mise seduta sulla sua poltrona, rannicchiò le gambe al petto e le coprì con un pile. Accanto a lei, sul tavolino, stava la lettera arrivata quella stessa mattina. La prese con mani tremanti, la girò e rigirò tra le dita osservandola attentamente. Era indirizzata proprio a lei, ma non c’era il mittente. “Strano” pensò. Chi poteva averle inviato una lettera a quell’indirizzo che nessuno conosceva? Il cuore in petto le batteva fortissimo, poteva quasi vederne il movimento. Dopo una lunga esitazione decise di aprirla. Iniziò a leggerla.

Sandra,

sicuramente ti starai chiedendo come questa lettera possa essere arrivata tra le tue mani. Non ha importanza. Ti osservo da un po’ ed è come se ormai ti conoscessi più di quanto tu pensi di conoscere te stessa. Sei una donna molto attraente, sensuale e seducente. I tuoi capelli neri e folti, i tuoi occhi nocciola,la bocca carnosa e il tuo seno prosperoso hanno fatto impazzire molti uomini. Tuttavia ti senti insoddisfatta di tutte le storie che hai avuto; sei ancora alla ricerca del vero amore, ma sai che dovrai superare ancora molte prove. Per questo so che accetterai quello che sto per proporti. Ho in mente per te un gioco: per vedere fin dove sarai capace di spingerti. Devi solo seguire le mie istruzioni, non deludermi. Nella lettera troverai un biglietto aereo per il Giappone. Il tuo viaggio verso l’ignoto inizia là. Sta a te decidere se partire o meno…ma sappi che se non partirai potrai aver perso la più grande occasione della tua vita per dimostrare a te stessa cosa sei disposta a fare per trovare tutto quello che desideri e non farti più avere nello sguardo quel velo di disillusione che tanto ti appartiene. Per ora, aspettando la tua mossa, non posso che augurarti di proseguire nel gioco e buon viaggio.

Ps. Se accetterai di metterti in gioco, alla fine di tutto ti rivelerò la mia identità.

(Luna)